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lunedì 18 maggio 2009

IN CASTIGO PERCHE' ALL'ASILO NON VUOI FARE RELIGIONE

martedì, ottobre 02, 2007
La sento ancora nelle orecchie mia madre: "Che hai messo a fare tua figlia nella classe d'asilo con la refezione? Tu non hai un lavoro fisso, che senso ha tenerla a scuola tutto quel tempo?" E poi ovviamente "Ma capirai che male può farle un pò di religione! E se fossi davvero per la possibilità di scelta, lasceresti scegliere a lei!"

Premesso che ognuno/a ha le proprie ragioni, per fare quel che ritiene più giusto circa l'educazione dei propri figli... può davvero scegliere un bambino, i cui genitori hanno deciso che si avvalga dell'IRC, se essere o meno cattolico? Stiamo parlando di bambini della scuola d'infanzia, dai 2 anni e mezzo ai cinque.
Nella scuola di mia figlia, fino all'anno scolastico 2006/07, nell'unica classe dove, per assenza della refezione, fino ad allora non contemplava l'opzione della doppia insegnante, un bambino non poteva scegliere. Se non voleva seguire l'ora di religione cattolica, veniva messo in castigo dall'insegnante preposta, senza che l'educatrice di ruolo ritenesse che fosse il caso si intervenire, "per non interferire nel lavoro della collega" -parole dell'educatrice in questione.
Questo è ciò che è capitato all'inizio dello scorso anno scolastico ad una bambina di tre anni al suo primo anno nella scuola pubblica. I suoi genitori ci hanno messo un bel pò per riuscire a sapere dalla propria figlia come mai da che andava a scuola con piacere, all'improvviso piangeva per non volerci andare più. Evidentemente la bambina si sentiva in colpa credendo di meritare il castigo imposto a chi come lei si rifiutava di seguire un tipo di insegnamento, e pertanto con i suoi genitori era reticente.
Una volta scoperto il problema, interrogata l'insegnante di religione sull'accaduto, quest'ultima giustificò il proprio comportamento asserendo di averlo assunto "perchè così la bambina impara" impara cosa? Ad odiare la religione, come minimo! Le risposero i genitori.

Mentre l'educatrice curriculare che non interviene "per non interferire con il lavoro della collega", cosa si meriterebbe di sentirsi rispondere in merito? Che un'educatrice di scuola d'infanzia ed un insegnante di religione cattolica, sia pure in missione nella stessa classe presso la stessa scuola, non sono affatto colleghe! Infatti per insegnare ai bambini di asilo e scuola primaria, agli insegnanti di IRC non viene richiesta quel tipo di abilitazione. Pertanto la compresenza dell'educatrice curriculare, e dell'insegnante di religione durante l'ora di IRC, è d'obbligo, proprio per facilitare l'approccio di quest'ultima con i piccoli allievi.
L'educatrice che ha soprassieduto agli episodi di maltrattamenti dell'insegnante di IRC ai danni della sua allieva treenne, era invece tenuta se non obbligata, ad intervenire proprio per evitare che gli stessi si verificassero.
...a meno che le 2 sciagurate non intendessero simulare ai propri allievi con un esempio pratico l'efficacia dell'inquisizione.
2 commenti:

AforAvenge ha detto...
Accidenti ma è da non crederci....cioè...ci sarebbero gli estremi persino per una denuncia credo!
Ma fanno religione anche all'asilo, adesso (O era il mio in cui no nsi faceva?)?.
Beh, la "vita da laico" è davvero duro, in Italia poi non ne parliamo...davvero un bel blog.
Scambiandosi esperienze di vita possiamo avere visioni sempre più approfondite del problema e, in generale, della realtà.
9/10/07 12:34 PM
Laura ha detto...
In Italia dobbiamo a Craxi l'inserimento dal 1986, dell'ora di religione "facoltativa" anche all'asilo. Io all'asilo ci sono andata nell'anno scolastico 1973/74, e pur non dovendoci essere religione...si faceva lo stesso.
Comunque la buona notizia è che da quest'autunno l'"Unione atei ed agnostici razionalisti" è diventata A.P.S: cioè si costituisce parte civile in casi di diffide, denunce etc., pagando pure tutte le spese processuali.
9/10/07 8:13 PM

PRIMA COMUNIONE; A COSA SERVE ALLA CHIESA

lunedì, maggio 28, 2007
I nati fino agli anni '50 da famiglie cattoliche, ricevevano a pochi giorni di distanza Prima Comunione e Cresima all'inizio della pubertà, su imitazione degli ebrei che diventano: Figli/e dei comandamenti a 12 anni e un giorno le femmine, e 13 e un giorno i maschi. Questi momenti della vita religiosa dei fanciulli, unitamente al battesimo dei Testimoni di Geova, (11 anni) la Confermazione dei protestanti, e via dicendo, avvengono dalla comparsa delle religioni abramitiche sulla terra, per controllare e manipolare la vita soprattutto sessuale e di relazione dei loro adepti. Per gli antenati degli adolescenti ebraici contemporanei, la minaccia di lapidazione per le ragazze che concepivano al di fuori del matrimonio, e l'esempio bibblico di come Onan fu fatto morire da Dio perchè spargeva il seme in terra, si traducono ai giorni nostri, nel tentativo di inculcare il senso di colpa ed alimentare fobie nei confronti del sesso, nei preadolescenti contemporanei, in un'età in cui le pulsioni sono ancora controllabili da loro stessi e dagli adulti che se ne occupano.
E' bene far notare che la Prima Comunione non è di per se un sacramento, ma è solo propedeutica per la Cresima, per conseguire la quale c'è bisogno del certificato del solo Battesimo. Nel caso dei cattolici, infatti, la Prima Comunione, serve anche perchè la Chiesa si assicuri che il Battesimo sia stato somministrato a tutti i bambini, e nel caso contrario, le dia modo di intervenire per riparare alla mancanza.
Dagli anni '60, in occidente, a causa delle contestazioni giovanili, Prima Comunione e Cresima vengono somministrate distanziate di parecchi anni; la P. Comunione, molto prima dell'inizio della pubertà, e la Cresima quasi alla fine, (come avviene tutt'ora per la Confermazione degli ebreaici impartita a 18 anni) anche se nei piccoli centri del nord Italia, questo Sacramento sta rispuntando già a 12 o 11 anni d'età. Con l'anticipazione della Prima comunione e della sua catechesi, la Chiesa ha tutto il tempo di sopperire all'evangelizzazione dei fanciulli in vista della Cresima, laddove le famiglie sono manchevoli, cosa impossibile da fare a pubertà avvenuta quando i giovani sono nel pieno della contestazione nei confronti della famiglia e delle istuituzioni (specie religiose)

sabato 16 maggio 2009

CALENDARI PER LE PARI OPPORTUNITA' ;-)


giovedì, aprile 19, 2007
La mia bimba è in ansia perchè non è ancora riuscita ad imparare a memoria tutta la poesia per la festa della mamma.
"C'è tempo, non preoccuparti" le dico io "manca ancora quasi un mese!".
Ieri torna da scuola e mi dice, "sai mamma, la maestra Annamaria (la più bigotta fra le 2 n. d. r.) ha detto che la festa della mamma è il 24 maggio". In effetti è un pò prima: la festa della mamma è fissata infatti alla seconda domenica di maggio, che quest'anno cade il 13. Come mai la maestra ha preso un giorno per un altro? Perchè l'educatrice in questione, di sua iniziativa, di ritorno dalle vacanze natalizie, ha appeso in classe un calendario cattolico, sul quale sono segnate solo festività inerenti. La festa della mamma, che cattolica non è, (ma questo la maestra neanche osa immaginarlo) non vi è menzionata. La tapina quindi, è andata a cercare sul calendario suddetto un giorno dedicato ad una madonna, e vi ha trovato quello di Maria Ausiliatrice, riferito al 24 maggio.
Sul mio calendario dell'Erbolario, recuperato gratuitamente in erboristeria invece, al posto di santi e madonne, vi sono segnate tutte le ricorrenze, festive o feriali, religiose o laiche. Avrei voluto sottopporlo alla maestra meno bigotta fra le 2 di mia figlia, per proporle di appenderlo in classe in nome delle pari opportunità religiose, ma l'educatrice in questione ne aveva già appeso uno pure più laico del mio; forse troppo, sul quale vi sono solo segnati in rosso i giorni di astensione dal lavoro, senza alcuna denominazione. Allora mi sono fatta i fatti miei, lasciando nell'ignoranza proprio chi l'ignoranza dovrebbe combattere.
Pubblicato da ...una laica a 12:06
2 commenti:
Anonimo ha detto...
Membro UAAR di Siena ti sostiene!!!
Continua col blog...sono piccole oasi di fel(a)icità! :)
ciao
fede
http://cyberfido.spaces.live.com/
25/4/07 3:32 PM

Laura
ha detto...
ti ringrazio cyberfido perchè mi fai sentire la mia lotta un pò meno vana. (la sera del dì di festa sono sempre un pò pessimista)
25/4/07 11:55 PM

COSA E COME SI INSEGNA RELIGIONE ALL'ASILO


venerdì, aprile 13, 2007 Recuperare un libro di religione per la scuola dell'infanzia, in libreria, è impossibile. Mentre i libri di esercizi delle materie curriculari si trovano anche sulle bancarelle, della semplice esistenza di libri di religione per l'asilo, gli stessi librai non ne sono neanche a conoscenza, perchè in linea di massima, non sanno neppure che esista l'ora di IRC nella scuola dell'infanzia. Come potersi informare allora su cosa andranno a fare i nostri figli qualora scegliessimo di far loro frequentare tale suddetta ora? Basta farsi mostrare gli elaborati prodotti a scuola, da genitori di figli che hanno già frequentato un anno di scuola dell'infanzia. Al termine di ogni anno scolastico infatti, vengono consegnati ai genitori, tutti i disegni ed il libro di esercizi svolti dal bambino durante l'anno di asilo. Gli elaborati di religione di solito sono racchiusi in una cartella apposita, o se tutti i disegni sono rilegati insieme, essi sono raggruppati alla fine. Il metodo didattico è lo stesso usato per le altre materie: l'insegnante spiega un argomento che poi gli allievi coloreranno in un disegno con nel titolo un tema inerente. Esempio: il disegno di un sole con il titolo: "Il giorno". Questi disegni sono fotocopiati dal libro di esercizi per l'IRC.
Il primo argomento è "la creazione": in pratica si tratta di spiegare a bambini spesso di neanche tre anni, l'origine dell'universo. Cosa questa molto utile da sapere a quell'età....
L'argomento quindi si semplifica negli inconfutabili postulati tipici di questo ceppo di religioni: "Dio ha creato il mare"; "Dio ha creato tutti gli animali". Gli ha creati tutti contemporaneamente, ed ecco quindi un altro calcio alla scienza ed alle teorie evoluzionistiche.
Sotto Natale si salta tutto il Vecchio Testamento per arrivare direttamente alla nascita di Gesù, che in seguito, più verso Pasqua, i bambini coloreranno: "da bambino" e "da grande" pronto per essere ammazzato e poter quindi risorgere fra tripudii di campane. Sempre in prossimità di Pasqua, i bambini coloreranno (solo il prato: che divertente!) il disegno dell'agnellino, sotto la spiegazione scritta della simbologia del sudetto animale con la purezza. E' così candido questo cucciolo che poi anch'esso viene ammazzato, senza però risorgere, ma bensì consumato dagli stessi bambini, durante il pranzo pasquale. In realtà, tutta la parte cruenta della Pasqua, viene risparmita ai bambini del primo anno, che coloreranno le illustrazioni di una poesia di Pasqua, riferita più che altro al significato dell'arrivo della primavera. Talvolta Pasqua cade quasi a fine aprile, a primavera inoltrata; ma grazie agli insegnanti di IRC, i nostri figli, impareranno che è a partire dalla ricorrenza della resurrezione di Cristo che le giornate si allungano, le rondini tornano, i fiori sbocciano etc., non certo dall'equinozio di primavera: come se Cristo regolasse pure le stagioni! Bel modo di interiorizzare nei bambini i riferimenti temporali stagionali....

giovedì 14 maggio 2009

BUSINESS PRIME COMUNIONI

Un tempo nel giorno della loro prima comunione le ragazzine si vestivano di bianco per enfatizzare la propria purezza nel giorno in cui si congiungevano con Cristo per la loro prima volta. I vestitini monacali o leziosi che fossero, venivano cuciti da mamme nonne, zie, sorelle grandi etc.
Con l'entrata delle donne, di tutte le estrazioni sociali, nel mondo del lavoro, nessuna aveva più il tempo dui cucire abiti per le proprie figlie, sorelle o nipoti, e cominciò così la sfida a chi pagava di più per l'abitino meglio confezionato. Alla Curia questa gara giustamente non piacque ed impose allora che tutte le bambine nel giorno della loro Prima Comunione, fossero vestite da suore, e che tutti i bambini si vestissero da monaci.
Queste direttive tuttavia a partire da circa 15 anni a questa parte sono state disattese; giovani mamme che magari non hanno potuto vestirsi loro da spose perchè sposatesi gravide, e quindi con ventre troppo esteso per poter entrare negli stringati bustini...hanno pensato bene di rompere la tradizione dell'abito monacale e di tornare a vestire le proprie figlie come sposine.
E la gara per la sposina più bella, proprio nel giorno in cui dovrebbe vincere per queste bambine un sentimento di umiltà, è ricominciata.
Come rimediare? In una parrocchia di Torre Annunziata i parroci hanno avuto l'idea di offrire ai bambini che riceveranno presso di loro la Prima Comunione, un sopravvestito detto "vestito battesimale" che altro non è che il "grembiulino" del battesimo riedito in misure adeguate a bambini dagli 8 ai 10 anni.
E nelle altre parrocchie come è gestita la cosa? In alcune permane la ferrea regola dell'abbigliamento monacale che però arreca più danno economico che altro alle famiglie dei comunionandi; infatti questi poveri genitori per non disubbidire al parroco ma neanche disattendere le aspettative delle loro figliole, si ritrovano a dover acquistare 2 vestiti (se non addirittura tre!) quello da monaca, quello da sposa, e talvolta, anche uno un pò più comodo di quello da sposina con il quale muoversi liberamente durante i giochi di movimento organizzati dagli animatori, durante la festa a loro dedicata.
Ma non c'è limite al peggio: ci sono parrocchie dove i parroci non si lasciano scappare il business delle Prime Comunioni, offrendo (imponendo) ai genitori dei propri piccoli fedeli il fitto del vestitino monacale con tanto di crocefisso e giglio.

martedì 5 maggio 2009

Ordinaria discriminazione all'asilo

C'era una volta, un ordine di scuola non dell'obbligo, ideato per facilitare i suoi giovani allievi nell'inserimento nella scuola dell'obbligo e partendo da essa, nella società. La scuola dell'infanzia, fra i suoi obbiettivi, si pone quello della socializzazione dei bambini al di la di quale che sia la loro condizione economico/sociale. Per quanto riguarda quella religiosa invece, che sia chiaro fin dall'inizio della scuola stessa, essa è assolutamente discriminante, al punto che i genitori dei giovani allievi della scuola dell'infanzia, siano spinti a rinnegare il proprio credo religioso o filosofia di vita, pur di favorire l'inserimento della loro prole in quello che la scuola italiana presenterebbe come uno Stato cattolico.
Fortunatamente, la granparte dei direttori e presidi scolastici, pur dichiarandosi cattolici praticanti, credendo nella laicità prima di tutto dello Stato italiano, e poi anche solo come conseguenza di ciò, in quella della scuola pubblica, cercano di porre fine alla coecirzione di cui sopra. Ma il problema principale è che chi non decide per il non avvalersi dei propri figli dell'insegnamento della religione cattolica fin dall'asilo, non ha neanche idea di quel che significa e comporta, in alcuni casi, come quello nel POST che fa seguito a questo (anche se poi cronologicamente è precedente) l'IRC nella scuola dell'infanzia.
Qui di seguito, storie di ordinaria discriminazione all'asilo nei confronti di mia figlia, al primo anno della scuola dell'infanzia.

Se il buongiorno si vede dal mattino:
alla preiscrizione, dopo aver sbarrato la casella del non avvalentesi, NON mi viene sottoposto il modulo con le materie alternative. La segretaria mi dice solo che dovrò parlarne con le educatrici, quando si saranno formate le classi e potrò quindi risalire a quali saranno quelle di mia figlia. Ad anno scolastico avviato, quando cioè i bimbi hanno smesso di piangere fin dall'ingresso in classe, dopo aver posto la questione ad un'insegnante, costei mi dice che cade dalle nuvole.....quando vado a riprendere la bambina, la soluzione è stata trovata: durante l'ora e meza prevista per l'IRC all'asilo, mia figlia verrà spostata in un'altra classe, assieme ad una delle sue maestre curriculari. "Ma quest'anno non fanno ancora religione; pertanto sua figlia resterà in classe con le sue maestre in compresenza dell'insegnante di IRC per il normale svolgimento delle lezioni". POi candidamente aggiunge: "Noi maestre facciamo anche recitare la preghiera quotidianamente ai nostri allievi....vorrà dire che con sua figlia non insisteremo, non costringiamo nessuno! Ma in ogni caso sua figlia ne sarà esentata a priori".
?????Della questione "preghiera quotidiana" (quindi non solo durante l'IRC) approfondii in seguito; sul momento ebbi dei dubbi circa il fatto che l'insegnante dell'ora facoltativa, potesse essere in classe ma senza svolgere il suo programma. In realtà l'educatrice curriculare intendeva dire che per i primi tempi, com'è logico intuire, con i bimbi che piangono e litigano è impossibile impostare una qualsiasi lezione. Ciò detto, le educatrici riescono tuttavia ad insegnare ai bimbi per Natale, una poesia smaccatamente cristiana. Va bè, non mi attacco al capello , come erroneamente ho lasciato intendere anche alle educatrici di mia figlia, ma mi riferivo all'andamento generale durante le materie principali, giammai, per quello che accade durante l'IRC, dal quale mia figlia deve assolutamente non avvalersi. Ma su questo non ci siamo capite; del resto non ho mai avuto modo di discuterne contemporaneamente, con le educatrici, la direttrice e/o referente per la succursale cui è locata l'aula della classe di mia figlia, e magari anche con la stessa insegnante di IRC mostratasi poi la più corretta (mai si sognerebbe di insegnare e pretendere la recita delle preghiere ai suoi allievi) e disponibile anche a fare discipline religiose più in generale, sulla base di esperienze maturate in altri istituti più progressisti del nostro.
In conclusione: un dì di gennaio, accompagnando mia figlia in classe durante lo svolgimento reale dell'IRC, mi accorgo da un particolare del disegno che i bambini stanno colorando, che l'indottrinamento della religione cattolica, è iniziato eccome!! Per il particolare eloquente vi rimando ad un prossimo eventuale post su cosa e come in effetti avviene tale indottrinamento. Immediatamente dopo la scoperta di cui sopra, mi fiondo in direzione, alla sede centrale, dove alla direttrice, ottima persona, come altri suoi colleghi sopraelogiati, porgo le mie lamentele circa il fatto che la non insistenza da parte delle maestre, sulla recita della preghiera quotidiana da parte di mia figlia, sia in realtà di per se discriminante, soprattutto data la giovane età della bimba, e la scelta non avvalentesi operata da me senza darle spiegazioni in merito. Sarebbe stato come dirle: "sono io che ti escludo dal fare le stesse cose degli altri" che è proprio quello cui il Vaticano puntava quando spinse per l'introduzione dell'IRC all'asilo. La diretrice, che purtroppo è reggente e rimarrà solo fino ad agosto di quest'anno, mi da ragione: si dichiara cattolica praticante, ma considerando la laicità della scuola pubblica, giudica incostituzionale la recita delle preghiere quotidiane in se, al di la della presenza o meno in una classe di non avvalentesi.
In seguito a questo incontro, direttrice, referente, educatrici ed insegnante di religione, dialogano insieme per sistemare le cose, ma evidentemente ancora una volta, neanche fra di loro giudicano opportuno incontrarsi tutte insieme di persona, ed il risultato è discriminazione ad oltranza per mia figlia. Da gennaio infatti, la bimba non solo verrà, come stabilito all'inizio, spostata in un'altra classe durante l'IRC, ma con essa, seguirà tutto un percorso diverso di preparazione alla Pasqua, rispetto ai suoi reali compagni di classe. L'anno prossimo farà lo stesso per il percorso di preparazione al Natale, e poi alla Pasqua, e verrà ugualmente spostata in quella stessa classe di cui sopra, qualora dovesse essere presente nella sua di classe nel momento in cui solitamente fanno dire le preghiere. In pratica l'assimilamento di una materia facoltativa a quelle principali, fa si che mia figlia venga totalmente esclusa dal percorso didattico della propria classe, almeno per quel che riguarda la percezione delle feste dell'anno, che fral'altro tutti sanno avere origini socio/religiose tutt'altro che cattolico/cristiane. Pertanto non vi è alcuna giustificazione ad una sua discriminazione neanche in nome di assoluti principi storico/religiosi/socio/culturali. Ma se l'insegnante non arriva a comprenderlo da sola, se la referente fa finta di non sapere quel che di incostituzionale avviene nel plesso che dovrebbe amministrare, posso io lottare contro i mulini a vento?
Poi fosse solo questo....c'è molto di più, ma almeno per tutto il sovrappiù posso difendermi con l'arma dell'ironia, come accadrà per i prossimi post sulle "pari opportunità religiose all'asilo" ;-)
L'insegnamento facoltativo della religione cattolica alla scuola dell'infanzia (erroneamente ancora detta scuola materna) è stato istituito in Italia, dall'anno scolastico 1986/87. Prima di allora tuttavia alla maggiorparte di noi maggiori di 19 anni, tale insegnamento è stato propinato ugualmente, senza neanche potercene non avvalere. Tale provvedimento sembrerà quindi inserito nella scuola dell'infanzia per mettere fine ad un abuso; in realtà serve proprio ad avallarlo. Proviamo a pensare infatti a cosa sarebbe successo, verso l'inizio degli anni ottanta se un genitore, accortosi che l'educatrice di suo figlio faceva recitare la preghiera quotidianamente alla classe, fosse andato dalla medesima a protestare. Avrebbe avuto ragione di far cessare la suddetta pratica religiosa, in un contesto in cui all'epoca non era prevista neanche la cultura religiosa, facoltativa o meno che fosse. Il provvedimento che inserisce l'IRC all'asilo come materia facoltativa invece, da indirettamente ragione alle insegnanti, specie laddove, per timore di escludere i propri figli dal resto della classe, nessun genitore ha fatto per loro la scelta del non avvalersi. Si legge infatti nel testo unico sull'istruzione, all'art. 311, comma 2 che : l'insegnamento religioso ed ogni eventuale pratica religiosa, nelle classi in cui sono presenti alunni che hanno dichiarato di non avvalersene, non abbiano luogo in occasione dell'insegnamento di altre materie, nè secondo orari che abbiano per i detti alunni effetti comunque discriminanti. Eeekk! E che altro significa questo se non che, senza la presenza dei suddetti alunni, i soliti guastafeste, per come li presenta il comma in questione, l'insegnamento della religione cattolica da facoltativo, e quindi di secondaria importanza diventa principale, al punto da poter uscire dai confini dell'ora e mezza settimanale (per la scuola dell'infanzia) tenuta dall'insegnante preposta, ed invadere tutto il percorso didattico delle normali materie curriculari.
Questo è quel che succede esattamente nella classe di mia figlia al primo anno nella scuola dell'infanzia, in un istituto in cui da 22 anni a questa parte (a detta di una delle sue insegnanti) non vi erano mai stati altri non avvalentesi. Però 22 anni fa l'IRC non c'era all'asilo, e quando l'altra educatrice mi dice che le preghiere in classe all'inizio della lezione, "le abbiamo sempre fatte recitare!" la cosa mi da da pensare....
Sicuramente non è così dappertutto; dipende dalle educatrici. Teniamo presente che attualmente il corpo insegnanti della scuola dell'infanzia è ancora in parte costituito da personale in possesso di un semplice diploma triennale conseguito dopo la licenza media, che formava soltanto future insegnanti d'asilo, non come era l'istituto magistrale che guardava un pò più lontano, formando anche le future maestre elementari. Non è detto che non ci si debbano attendere ignoranza, bigottismo e presunzione dalle insegnanti laureate, solo che quelle diplomate a neanche diciottanni, e subito inserite nel mondo della scuola, più spesso sono appunto quelle che hanno sempre fatto recitare le preghiere ai loro allievi ed impartito loro nozioni di religione cattolica, anche quando ciò era totalmente incostituzionale. Ebbene, per questo tipo di insegnanti, ignoranti in termini di costituzione scolastica, bigotte e presuntuose, l'inserimento dell'IRC facoltativo, in realtà significa la piena autorizzazione ad impostare tutta la didattica su basi cattoliche, come del resto hanno sempre fatto del tutto arbitrariamente.
marta ha detto...
Mi immedesimo nella tua piccola pargoletta, e mi ricordo diverse cose: all'asilo (per me la seconda metà degli anni '70) si diceva una preghiera, che per me, non avendo mai sentito né di Santi né di Madonne, iniziava così: Ape Maria, piena di grazia... Era il periodo dell'ape Maya e l'ape Magà, e quindi perché no: tanto quella cosa che dicevamo non aveva più senso di una sigla di un cartone animato. Devo dire che per me era ed è stato poi fondamentale avere sempre come contraltare (notare il lessico di stampo inevitabilmente religioso!) le cose che sentivo a casa, i ragionamenti fatti dai miei genitori e CON i miei genitori. Insomma, sapere che esiste altro è comunque utile. Adesso, purtroppo, si è ancora più "soli" a tentare di essere laici, ma forse, se la tua bimba sa che esiste un mondo fuori (altri amici che la pensano come te con figli), può da subito capire che ci sono modi diversi di affrontare il mondo, e che siamo sempre liberi di scegliere. O almeno dovremmo esserlo.
Sei brava a condurre questa piccola grande battaglia.
5/3/07 11:24 PM
...Laura ha detto...
Mia figlia lo sa, (anzi, data l'età, lo saprà), ma tutti gli altri? Chi dovrebbe informare loro se non la scuola, dell'esistenza di + religioni, non necessariamente migliori o peggiori di quella cattolica? Se è presto, come io credo che sia, a soli 3 anni, allora lasciate stare, o al massimo insegnate loro a rilassarsi con gli album pensati proprio per l'infanzia, di "mandala da colorare", o con esercizi di Yoga presi da testi studiati per bambini di 5 anni. Non persuadeteli ad imparare a memoria preghiere di alcun tipo che neanche comprendono! Perchè nella migliore delle ipotesi percepiranno la religione come una cosa inutile e noiosa, imposta dall'alto solo per insegnarli ad ubbidire. E nella peggiore...gli istigherà al razzismo non solo nei confronti dei seguaci di altri culti, ma anche di tutti quelli che non si allineano a seguire ciecamente gli ordini.
6/3/07 3:17 PM

Perchè c'è l'IRC all'asilo

L'insegnamento facoltativo della religione cattolica alla scuola dell'infanzia (erroneamente ancora detta scuola materna) è stato istituito in Italia, dall'anno scolastico 1986/87. Prima di allora tuttavia alla maggiorparte di noi maggiori di 19 anni, tale insegnamento è stato propinato ugualmente, senza neanche potercene non avvalere. Tale provvedimento sembrerà quindi inserito nella scuola dell'infanzia per mettere fine ad un abuso; in realtà serve proprio ad avallarlo. Proviamo a pensare infatti a cosa sarebbe successo, verso l'inizio degli anni ottanta se un genitore, accortosi che l'educatrice di suo figlio faceva recitare la preghiera quotidianamente alla classe, fosse andato dalla medesima a protestare. Avrebbe avuto ragione di far cessare la suddetta pratica religiosa, in un contesto in cui all'epoca non era prevista neanche la cultura religiosa, facoltativa o meno che fosse. Il provvedimento che inserisce l'IRC all'asilo come materia facoltativa invece, da indirettamente ragione alle insegnanti, specie laddove, per timore di escludere i propri figli dal resto della classe, nessun genitore ha fatto per loro la scelta del non avvalersi. Si legge infatti nel testo unico sull'istruzione, all'art. 311, comma 2 che : l'insegnamento religioso ed ogni eventuale pratica religiosa, nelle classi in cui sono presenti alunni che hanno dichiarato di non avvalersene, non abbiano luogo in occasione dell'insegnamento di altre materie, nè secondo orari che abbiano per i detti alunni effetti comunque discriminanti. Eeekk! E che altro significa questo se non che, senza la presenza dei suddetti alunni, i soliti guastafeste, per come li presenta il comma in questione, l'insegnamento della religione cattolica da facoltativo, e quindi di secondaria importanza diventa principale, al punto da poter uscire dai confini dell'ora e mezza settimanale (per la scuola dell'infanzia) tenuta dall'insegnante preposta, ed invadere tutto il percorso didattico delle normali materie curriculari.
Questo è quel che succede esattamente nella classe di mia figlia al primo anno nella scuola dell'infanzia, in un istituto in cui da 22 anni a questa parte (a detta di una delle sue insegnanti) non vi erano mai stati altri non avvalentesi. Però 22 anni fa l'IRC non c'era all'asilo, e quando l'altra educatrice mi dice che le preghiere in classe all'inizio della lezione, "le abbiamo sempre fatte recitare!" la cosa mi da da pensare....
Sicuramente non è così dappertutto; dipende dalle educatrici. Teniamo presente che attualmente il corpo insegnanti della scuola dell'infanzia è ancora in parte costituito da personale in possesso di un semplice diploma triennale conseguito dopo la licenza media, che formava soltanto future insegnanti d'asilo, non come era l'istituto magistrale che guardava un pò più lontano, formando anche le future maestre elementari. Non è detto che non ci si debbano attendere ignoranza, bigottismo e presunzione dalle insegnanti laureate, solo che quelle diplomate a neanche diciottanni, e subito inserite nel mondo della scuola, più spesso sono appunto quelle che hanno sempre fatto recitare le preghiere ai loro allievi ed impartito loro nozioni di religione cattolica, anche quando ciò era totalmente incostituzionale. Ebbene, per questo tipo di insegnanti, ignoranti in termini di costituzione scolastica, bigotte e presuntuose, l'inserimento dell'IRC facoltativo, in realtà significa la piena autorizzazione ad impostare tutta la didattica su basi cattoliche, come del resto hanno sempre fatto del tutto arbitrariamente.

domenica 3 maggio 2009

Gli angeli custodi

martedì, novembre 14, 2006

Debbo ad un angelo custode, quello che non salvò mia nonna bambina, dalla caduta in un pozzo, la mia precoce capacità di dubitare delle istituzioni cattoliche e dei loro insegnamenti.

Eppure agli angeli da bambina io credevo; cercavo sempre di addormentarmi a pancia sotto onde evitare di schiacciare il mio angelo custode che immaginavo appollaiato sulla mia schiena!
E che dire poi della favola appresa all'asilo, dell'"angelo dalle ali di fuoco"? In tale favola decisamente splatter, un angelo riceveva da Dio delle ali di fuoco come ricompensa per essersi fatte strappare le sue da un bimbo cui servivano per individuare dall'alto la strada che aveva perso per ritrovare la propria casa. Ricordo ancora con vivo orrore l'ilustrazione dell'angelo, con le spalle sanguinanti prima di ricevere le ancora più spaventose ali di fuoco; ma perchè poi proprio di fuoco? E come mai un bimbo piccolo era riuscito ad allontanarsi da casa eludendo la sorveglianza dei genitori? N.B. l'asilo in questione non era infestato da suore, era comunale, sia pure con un nome sospetto: "Il cantico delle creature"...

Poi, con l'inizio del catechismo finalizzato alla Prima Comunione, sorsero in me i primi dubbi sull'effettiva utilità, per me bambina di sei anni e mezzo, di apprendere ed esercitare la dottrina cattolica. Mi bastò confrontare la solita favola dell' angelo che afferra la bimba incauta che corre felice per i prati, prima che cada in un pozzo raso terra senza copertura, con la storia vera, raccontatami da mio padre, della similare caduta in un pozzo, di sua madre bambina, per decidere di lasciare il catechismo senza fare il ...saggio finale!(Così percepivo all'epoca, data la mia giovane età, la Prima Comunione in se per se).

Per la cronaca: mia nonna - ovviamente, altrimenti non sarei qui a scriverlo - non precipitò nel pozzo, ma si savò grazie solo a se stessa, aggrappandosi alla grata che ne circondava l'apertura.